DEVID BISCONTINI

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ARTISTIC STATEMENT

Lavoro con la plastica come materia primaria e inevitabile del nostro tempo. Non la utilizzo come semplice supporto o effetto visivo, ma come elemento carico di memoria, durata e contraddizione.

La plastica è un materiale che non scompare: attraversa il tempo, accumula tracce, sopravvive al suo stesso utilizzo. In questo senso diventa un archivio del presente, un residuo che continua a esistere oltre la funzione per cui è stato prodotto.

Il mio processo si basa sulla trasformazione irreversibile della materia attraverso il calore. Utilizzo fiamma e aria calda per fondere, deformare e stratificare film plastici, portando il materiale al limite della sua stabilità. Il gesto non è completamente controllabile: l’opera nasce da una negoziazione tra intenzione e reazione della materia.

Questo processo genera superfici ambigue, che oscillano tra pittura e scultura. Ciò che appare come colore è in realtà materia trasformata; ciò che sembra gesto pittorico è una traccia fisica, definitiva e non replicabile.

La plastica, da materiale industriale e artificiale, assume qualità organiche: si tende, si lacera, si contrae, si comporta come una pelle. In questa trasformazione emerge una tensione tra naturale e artificiale, tra attrazione e repulsione.

Non cerco di rappresentare il mondo, ma di attivare un processo in cui la materia rivela le proprie possibilità latenti. Il fuoco diventa uno strumento di passaggio: non distrugge, ma trasforma, rendendo visibile un’energia che normalmente resta invisibile.

Le mie opere sono il risultato di questo equilibrio instabile: un punto in cui controllo e perdita di controllo coincidono, e in cui la materia smette di essere supporto per diventare linguaggio.



I work with plastic as a primary and inevitable material of our time. I use it not as a simple support or visual effect, but as an element imbued with memory, duration, and contradiction. Plastic is a material that never disappears: it transcends time, accumulates traces, and outlives its very use. In this sense, it becomes an archive of the present, a residue that continues to exist beyond the function for which it was produced.

My process is based on the irreversible transformation of matter through heat. I use flame and hot air to melt, deform, and layer plastic films, pushing the material to the limit of its stability. The gesture is not completely controllable: the work arises from a negotiation between intention and the material's reaction.

This process generates ambiguous surfaces, oscillating between painting and sculpture. What appears as color is actually transformed matter; what seems like a pictorial gesture is a physical, definitive, and non-replicable trace.

Plastic, from an industrial and artificial material, takes on organic qualities: it stretches, tears, contracts, and behaves like skin. In this transformation, a tension emerges between the natural and the artificial, between attraction and repulsion.

I don't seek to represent the world, but to activate a process in which matter reveals its latent potential. Fire becomes a tool of transition: it doesn't destroy, but transforms, making visible an energy that normally remains invisible.

My works are the result of this unstable equilibrium: a point where control and loss of control coincide, and where matter ceases to be a medium and becomes language.

Instagram @devid.artplast

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